Il mio approccio
Comprendere prima di intervenire
Ogni persona porta con sé una storia complessa, fatta di risorse, vulnerabilità,
apprendimenti, ferite, tentativi di adattamento, di protezione e modi personali di dare
significato a ciò che accade.
Per questo il mio lavoro integra strumenti diversi all'interno di una cornice chiara:
attenzione ai pensieri e ai significati personali, cura della regolazione emotiva, ascolto
del corpo, lavoro sulle esperienze traumatiche, valorizzazione delle risorse e costruzione di
un rapporto terapeutico sicuro, in cui la persona possa sperimentare quelle qualità di
apertura, curiosità, fiducia, accoglienza, assenza di giudizio, connessione, chiarezza,
calma, giocosità e presenza, necessarie per sostenere e attivare il processo di
cambiamento, elaborazione e guarigione delle ferite.
L'obiettivo è accompagnare la persona a comprendere ciò che vive, a sviluppare maggiore
consapevolezza e regolazione, e a trovare modalità più libere, sicure e vitali di stare con
sé e con gli altri.
Il sintomo come segnale
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Il mio approccio non considera il sintomo come qualcosa da eliminare il più rapidamente
possibile, ma come un segnale da comprendere, di cui scoprire il senso e la funzione nella
vita della persona. Ansia, blocchi, autocritica, difficoltà relazionali, disregolazione
emotiva, evitamento, somatizzazioni possono essere letti come segnali di un sistema che sta
cercando, a suo modo, di proteggersi o di ritrovare equilibrio.
Per questo, all'inizio del percorso, dedico particolare attenzione alla comprensione del
problema: quando si presenta, che cosa lo attiva, come si manifesta nei pensieri, nelle
emozioni e nel corpo, quale significato può avere nella storia della persona e quali risorse
sono già presenti.
A partire da questa comprensione condivisa, costruiamo un percorso con obiettivi chiari e
realistici.
Lavorare con pensieri, emozioni e corpo
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Non sempre comprendere razionalmente ciò che accade è sufficiente per riuscire a stare
meglio. Alcune esperienze continuano a manifestarsi attraverso tensioni corporee, allerta,
paura, blocco, agitazione, immagini intrusive o reazioni emotive molto intense.
Per questo posso affiancare al dialogo attività che aiutano a osservare le sensazioni
corporee, riconoscere i segnali di attivazione e sperimentare modi nuovi per ritrovare
stabilità e sicurezza.
Il lavoro procede gradualmente. Prima di avvicinarsi alle esperienze più dolorose è
importante costruire risorse, imparare a riconoscere i propri limiti e sviluppare una
sufficiente capacità di regolazione.
Comprendere le diverse parti di sé
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È comune sentire dentro di sé spinte contrastanti: una parte vorrebbe cambiare, mentre
un'altra ha paura; una parte cerca di controllare tutto, mentre un'altra vorrebbe sottrarsi;
una parte è molto critica, mentre un'altra si sente fragile o inadeguata.
Nel percorso cerchiamo di conoscere queste diverse parti senza giudicarle o combatterle,
comprendendo quale funzione protettiva abbiano avuto.
Questo può aiutare a ridurre il conflitto interno e a sviluppare una posizione più
consapevole, stabile e compassionevole verso se stessi, in grado di ammorbidire le difese
interne, favorire il cambiamento e la possibilità di elaborare le ferite da cui quelle
difese hanno avuto origine.